“La Foresta incantata”: il teatro come gabbia e specchio della realtà
22/03/2026
C’è un teatro che consola e un teatro che inquieta, che mette a disagio e costringe a restare, anche quando si vorrebbe distogliere lo sguardo. La Foresta incantata, nuova produzione della Compagnia Teatrale Stregatti, appartiene con decisione a questa seconda categoria. Lo spettacolo andrà in scena venerdì 27 marzo 2026 alle ore 21 al Teatro San Francesco di Alessandria, nell’ambito della stagione teatrale cittadina.
Firmato nella drammaturgia da Giusy Barone e diretto da Gianluca Ghnò, il lavoro si presenta come una commedia nera che utilizza registri spiazzanti, tra ironia corrosiva e tensione narrativa, per affrontare temi tutt’altro che leggeri.
Una scena che diventa prigione
Al centro della storia, una compagnia teatrale un tempo riconosciuta e apprezzata, oggi intrappolata in una routine che ha smesso da tempo di essere scelta. Gli attori interpretano da anni uno spettacolo per bambini all’interno di un parco divertimenti, ma qualcosa si è incrinato: i ruoli hanno preso il sopravvento sulle persone.
I nomi scompaiono, sostituiti da maschere animali – Gatta, Orso, Cagnolina – identità ridotte a funzione, a superficie, a ripetizione. La scena non è più un luogo di espressione, ma uno spazio chiuso, da cui sembra impossibile uscire.
La narrazione costruisce un ambiente sospeso, dove la distinzione tra finzione e vita quotidiana si dissolve progressivamente. Le prove si confondono con gli spot pubblicitari, i dialoghi diventano automatismi, e la realtà assume i tratti di una rappresentazione continua, svuotata di autenticità.
Tra violenza e ironia: una riflessione sulla rappresentazione
Lo spettacolo si muove lungo una linea sottile, in cui il tono grottesco si intreccia a una riflessione più profonda sulla condizione contemporanea. La violenza evocata non è fisica, ma si manifesta attraverso il linguaggio, la ripetizione, l’impossibilità di sottrarsi a ruoli imposti.
Gli attori in scena diventano metafora di una società in cui l’identità si costruisce – o si perde – dentro schemi predefiniti, aspettative, modelli da replicare. Il teatro, anziché liberare, assume i contorni di una costrizione: un meccanismo che obbliga a interpretare parti non scelte, a indossare costumi che finiscono per aderire alla pelle.
Eppure, tra le pieghe di questa tensione, si inserisce una vena ironica che non alleggerisce, ma amplifica il contrasto. Il sorriso che emerge è breve, quasi trattenuto, e lascia spazio a una domanda che attraversa l’intero impianto drammaturgico: è possibile sottrarsi alla scena?
Un’opera che interroga lo spettatore
La Foresta incantata non cerca risposte immediate. Piuttosto, costruisce un percorso che invita chi guarda a interrogarsi sul proprio ruolo, su quanto della vita quotidiana sia realmente vissuto e quanto invece interpretato.
Il sold out già registrato per la serata del 27 marzo segnala un interesse che va oltre la curiosità teatrale, e la prospettiva di una replica autunnale conferma la volontà di proseguire un dialogo con il pubblico.
Un lavoro che si inserisce con coerenza in una stagione teatrale attenta alla ricerca e alla sperimentazione, capace di accogliere proposte che non si limitano a intrattenere, ma chiedono attenzione, partecipazione e una certa disponibilità a mettersi in discussione.
Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.