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Cittadella di Alessandria: storia e restauro 2026

28/06/2026

Cittadella di Alessandria: storia e restauro 2026

La Cittadella di Alessandria occupa un posto singolare nella storia delle opere militari europee del XVIII secolo: costruita tra il 1728 e il 1738 su progetto degli ingegneri sabaudi — con il contributo determinante di Ignazio Bertola — essa rappresenta uno degli esempi meglio conservati di architettura bastionata tardo-barocca sul suolo italiano, un sistema difensivo concepito non soltanto per resistere agli assedi ma per affermare, attraverso la geometria stessa del suo perimetro esagonale, la sovranità del Regno di Sardegna su un territorio di confine strategicamente sensibile. A differenza di molte fortezze coeve, demolite o svuotate di senso con il declino della guerra d'assedio ottocentesca, la Cittadella di Alessandria è sopravvissuta in uno stato di conservazione strutturale che ha pochi equivalenti in Italia, mantenendo pressoché integri i bastioni, i baluardi, il fossato, la caserma principale e il padiglione del governatore, oltre al sistema di cannoniere e alle gallerie sotterranee che percorrono il sottosuolo dell'intera opera.

Il fatto che questa fortezza storia Cittadella Alessandria abbia attraversato quasi tre secoli senza subire demolizioni sistematiche è dovuto a una combinazione di fattori che riguardano tanto la posizione geografica quanto le successive destinazioni d'uso: prima presidio militare piemontese, poi deposito napoleonico, poi ancora caserma del Regio Esercito italiano fino al secondo dopoguerra, la Cittadella ha continuato a essere utilizzata — e quindi mantenuta, almeno nelle strutture portanti — anche quando il suo valore strategico era ormai puramente simbolico. L'abbandono parziale degli ultimi decenni del Novecento ha prodotto danni significativi, soprattutto nelle coperture e negli apparati decorativi interni, ma non ha intaccato la coerenza morfologica dell'insieme, che resta leggibile nella sua totalità come documento costruttivo di rara completezza.

Il processo di restituzione della Cittadella alla città di Alessandria, avviato formalmente con il passaggio di proprietà dal Demanio militare al Comune nel 2007 e accelerato da una serie di interventi finanziati con fondi europei e nazionali nel corso degli anni Dieci e Venti del XXI secolo, ha raggiunto nel 2025-2026 una fase di concretezza operativa che rende opportuno fare il punto sullo stato dei lavori, sulle scelte conservative adottate e sulle prospettive di fruizione pubblica che si stanno delineando.

Origini e funzione strategica della fortezza nel contesto sabaudo

Quando Vittorio Amedeo II di Savoia decise di dotare Alessandria di una fortezza permanente, la città era già da secoli un nodo cruciale — nel senso tecnico del termine — delle rotte commerciali e militari tra il Piemonte, la Lombardia e la Liguria, esposta alle pressioni francesi a ovest e agli interessi asburgici a est; la fortezza doveva quindi rispondere a una doppia esigenza: contenere eventuali avanzate nemiche lungo l'asse del Tanaro e garantire una base logistica stabile per le operazioni offensive sabaude verso la Pianura Padana. Il progetto di Bertola adottò lo schema esagonale con sei bastioni angolari, un fossato asciutto di larghezza variabile tra i 20 e i 30 metri, e un sistema di opere esterne — tra cui la mezza luna verso il lato della città — che amplificava la profondità difensiva senza appesantire eccessivamente i costi di costruzione. La scelta del sito, sulla riva destra del Tanaro in posizione sopraelevata rispetto al centro urbano, permetteva di controllare sia il fiume sia le principali vie di accesso alla città, trasformando la fortezza in un elemento di governo del territorio prima ancora che in una struttura puramente bellica.

Caratteristiche costruttive e materiali dell'apparato bastionato

La costruzione della Cittadella di Alessandria utilizza laterizi locali di produzione piemontese, con una qualità disomogenea che riflette le diverse fasi esecutive dei dieci anni di cantiere; i paramenti esterni dei bastioni mostrano una muratura a filari regolari con giunti di malta abbondante, tipica delle maestranze lombardo-piemontesi del primo Settecento, mentre le strutture interne — gallerie, polveriere, ambienti voltati — rivelano un uso sapiente della volta a botte e della volta a crociera come sistemi di distribuzione dei carichi capaci di resistere all'impatto delle bombe in caduta libera. La caserma principale, un edificio a tre piani con facciata su corte interna di circa 120 metri di lunghezza, è uno degli elementi architettonicamente più significativi dell'insieme: la sua sequenza di arcate al piano terra, i ballatoi in ferro battuto ai piani superiori e la gerarchia delle aperture rimandano a un linguaggio classicista sobrio, lontano dagli eccessi decorativi del barocco civile coevo, funzionale a una committenza militare che privilegiava la chiarezza distributiva sulla rappresentanza. Il fossato, in parte allagabile attraverso un sistema di chiuse collegate al Tanaro, conserva ancora visibili le scarpe murarie inclinate dei bastioni, la cui geometria fu calcolata per deflettere i proiettili d'artiglieria e per rendere difficile l'approccio delle scale d'assalto.

Vicende storiche dalla dominazione napoleonica all'abbandono postbellico

Con l'occupazione francese del 1796 e la successiva annessione del Piemonte all'Impero napoleonico, la Cittadella di Alessandria conobbe una delle fasi di utilizzo più intense della sua storia: Napoleone la scelse come deposito per i materiali d'artiglieria delle campagne italiane e fece eseguire una serie di modifiche agli ambienti interni per adeguarli alle nuove esigenze logistiche, modifiche che ancora oggi sono leggibili nella stratificazione delle murature interne come un palinsesto di interventi sovrapposti. Dopo la Restaurazione, la fortezza tornò sotto il controllo sabaudo e fu mantenuta in efficienza fino all'Unità d'Italia; nel nuovo contesto unitario, tuttavia, il suo ruolo strategico si ridimensionò progressivamente con l'avanzare delle tecnologie d'artiglieria rigata, che rendevano obsoleto qualsiasi sistema bastionato fisso, e con lo spostamento del baricentro difensivo verso le Alpi. Il Regio Esercito continuò a utilizzarla come deposito e caserma di addestramento fino agli anni Sessanta del Novecento, quando il progressivo abbandono dei reparti di stanza ad Alessandria lasciò la fortezza in una condizione di degrado strisciante: le coperture cominciarono a cedere, gli infissi scomparvero, la vegetazione colonizzò i bastioni, e il sistema idraulico del fossato smise di funzionare per mancanza di manutenzione.

Il restauro in corso: metodologie di intervento e priorità conservative

Gli interventi di restauro avviati a partire dal 2018 con il primo lotto finanziato dal Piano Operativo Cultura della Regione Piemonte si sono concentrati inizialmente sulle strutture a maggiore rischio di crollo — in particolare le coperture della caserma principale e le volte delle gallerie sotterranee nei settori nord e nordest del perimetro bastionato — adottando un approccio conservativo che privilegia il consolidamento delle strutture esistenti rispetto alla ricostruzione filologica delle parti perdute; questa scelta, concordata con la Soprintendenza per i Beni Architettonici del Piemonte, risponde a una precisa filosofia di intervento che riconosce nel degrado parziale una testimonianza storica autonoma, non necessariamente da eliminare per restituire una leggibilità fittizia all'edificio. Il secondo lotto di lavori, finanziato attraverso i fondi PNRR con un investimento di circa 12 milioni di euro e in corso di completamento nel 2026, ha esteso l'intervento al restauro delle facciate esterne dei bastioni, alla riqualificazione del fossato — con il ripristino della funzionalità delle chiuse idrauliche — e alla sistemazione di un percorso di visita accessibile che attraversa l'intera pianta esagonale, collegando i principali punti di interesse attraverso passerelle e sistemi di interpretazione integrata. La scelta dei materiali per le integrazioni — laterizio di nuova produzione con caratteristiche tecniche analoghe all'esistente ma cromaticamente distinguibile — ha sollevato un dibattito tecnico tra i progettisti del raggruppamento vincitore del concorso e alcuni membri della commissione di Soprintendenza, dibattito che si è risolto con l'adozione di un criterio differenziato per zona: nelle aree visibili dall'esterno prevalenza della distinguibilità, nelle aree interne prevalenza della coerenza materica complessiva.

Prospettive di fruizione pubblica e integrazione con il tessuto urbano

La questione di come integrare la Cittadella Alessandria fortezza storia nel tessuto urbano contemporaneo della città è emersa con tutta la sua complessità fin dalle prime fasi della pianificazione post-militare, perché la fortezza non si trova ai margini di Alessandria ma ne occupa un settore rilevante, separata dal centro storico soltanto dal Tanaro e dal sistema dei ponti che lo attraversano; questa prossimità è stata letta come risorsa, ma pone anche problemi concreti di gestione dei flussi, di connettività pedonale e ciclabile, di equilibrio tra la vocazione museale e la possibilità di inserire funzioni urbane attive — spazi culturali, residenze per artisti, mercati, attività ricreative — che non compromettano l'integrità del bene e al contempo ne garantiscano la vitalità economica nel lungo periodo. Il piano di utilizzo approvato dal Comune di Alessandria nel 2024 prevede una zonizzazione funzionale dell'interno: al nucleo centrale della caserma è destinata una sede museale permanente dedicata alla storia militare piemontese, con particolare attenzione al periodo napoleonico; le strutture minori dei bastioni ospiteranno attività culturali temporanee; le aree aperte saranno accessibili al pubblico con modalità simili a quelle di un parco urbano. Il modello di gestione scelto — una fondazione di partecipazione con soci pubblici e privati — riflette l'esperienza maturata in casi analoghi come la Fortezza da Basso di Firenze o la Cittadella di Torino, pur con le differenze di scala e di contesto che rendono ogni caso irriducibile a un paradigma universalmente applicabile. Ciò che appare chiaro, alla luce dei cantieri in corso e dei risultati già visibili sui bastioni nord e sulla caserma principale, è che la Cittadella di Alessandria sta attraversando una trasformazione profonda che ne ridefinisce il rapporto con la città: non più barriera o memoria inerte di una funzione superata, ma struttura capace di generare senso e attività attorno a sé, restituendo alla comunità alessandrina un patrimonio che per troppo tempo è rimasto fisicamente presente ma sostanzialmente inaccessibile.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.