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Piemonte, abbruciamenti agricoli: test dal 15 settembre

22/07/2026

Piemonte, abbruciamenti agricoli: test dal 15 settembre

Il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato a maggioranza la sperimentazione che consentirà di rimodulare temporaneamente le limitazioni alla combustione all’aperto dei residui vegetali. Il provvedimento riguarderà alcune colture presenti nei territori vicini alle aree montane e sarà applicato in due finestre: dal 15 al 30 settembre 2026 e dal 1° al 15 aprile 2027.

Coinvolte colture di castagno, nocciolo, vite e fruttiferi

La sperimentazione interesserà i residui derivanti dalle coltivazioni di castagno, nocciolo, vite e altri alberi da frutto situati nei Comuni confinanti con la zona montana regionale. Modalità, condizioni operative e limiti saranno definiti dalla Regione nel rispetto della normativa nazionale in materia ambientale.

L’obiettivo è verificare sul campo gli effetti della rimodulazione e raccogliere dati utili per aggiornare la classificazione del territorio piemontese. La zonizzazione stabilisce infatti dove e con quali restrizioni possono essere applicate le misure destinate a contenere le emissioni atmosferiche.

Il Consiglio ha approvato anche un ordine del giorno, presentato come primo firmatario da Claudio Sacchetto di Fratelli d’Italia, che impegna la Giunta a valutare l’inserimento di alcuni Comuni inizialmente esclusi. Si tratta di territori che, pur non confinando direttamente con la zona identificata dal codice IT0121, presentano caratteristiche morfologiche e continuità territoriale ritenute analoghe.

Ad Arpa Piemonte il monitoraggio della qualità dell’aria

Arpa Piemonte dovrà predisporre e diffondere uno specifico bollettino informativo, attraverso il quale saranno indicate le condizioni atmosferiche e le disposizioni applicabili agli abbruciamenti. Sulla base delle informazioni pubblicate, i sindaci potranno adottare i provvedimenti di propria competenza previsti dalla disciplina regionale.

La Direzione Ambiente, Energia e Territorio, affiancata dai tecnici dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale, seguirà l’andamento della sperimentazione e ne valuterà le conseguenze. Saranno esaminati gli effetti sulla qualità dell’aria, la gestione dei residui agricoli e le esigenze dei territori coinvolti.

I risultati confluiranno nella definizione di nuovi criteri per la futura zonizzazione regionale, anche in vista dell’applicazione della nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria. Il Piemonte dovrà quindi conciliare le necessità operative delle aziende agricole con gli obiettivi di riduzione delle emissioni.

La maggioranza difende la misura, critiche dalle opposizioni

Silvio Magliano, esponente della Lista Cirio, ha sostenuto che la possibilità di gestire i residui vegetali possa contribuire alla manutenzione delle aree agricole e boschive. Secondo il consigliere, l’accumulo di ramaglie e materiali di scarto può favorire situazioni di degrado e aumentare le difficoltà nella cura dei terreni.

Di posizione diversa Alice Ravinale di Alleanza Verdi e Sinistra e Mauro Calderoni del Partito Democratico. I due consiglieri hanno contestato il ricorso alle deroghe, chiedendo un intervento più ampio sulle cause dell’inquinamento atmosferico. Tra le priorità indicate dalle opposizioni figura il rafforzamento del trasporto pubblico regionale.

Il confronto ha quindi messo in luce due esigenze differenti: permettere alle imprese agricole di eliminare i residui prodotti dalle coltivazioni e mantenere sotto controllo le emissioni generate dalla combustione all’aperto. La sperimentazione dovrà fornire dati tecnici per valutare se le due necessità possano essere gestite attraverso regole territoriali più precise.

Qualità dell’aria, confronto sul blocco dei diesel Euro 5

Nella stessa seduta è iniziato l’esame dell’aggiornamento del Piano regionale per la Qualità dell’Aria. L’assessore Matteo Marnati ha spiegato che il nuovo impianto dovrebbe consentire al Piemonte di evitare il blocco generalizzato dei veicoli diesel Euro 5, inizialmente previsto a partire da ottobre 2026.

La Regione intende sostituire il divieto con interventi capaci di produrre benefici ambientali considerati equivalenti. Tra le misure illustrate figurano incentivi all’impiego del biocarburante HVO per il trasporto pubblico locale e per i mezzi diesel Euro 5 ed Euro 6, investimenti nella mobilità collettiva, nuove piste ciclabili e servizi di mobilità condivisa.

Il piano comprende inoltre tecnologie per il controllo dell’inquinamento urbano e azioni rivolte ai comparti agricolo e zootecnico. Per il riscaldamento civile sono previsti interventi destinati ad aumentare l’efficienza energetica degli edifici e a sostituire gli impianti caratterizzati da emissioni più elevate.

Alberto Unia del Movimento 5 Stelle, Gianna Pentenero e Alberto Avetta del Partito Democratico e Alice Ravinale di Avs hanno espresso perplessità sul metodo seguito dalla Giunta e sulle risorse disponibili. Le opposizioni hanno chiesto obiettivi misurabili, verifiche scientifiche più solide e finanziamenti maggiori per il trasporto pubblico locale. Il dibattito sul Piano proseguirà in Aula prima della votazione definitiva.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to