Piemonte, accordo per recuperare 1.466 beni confiscati
15/07/2026
Regione Piemonte e Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata hanno sottoscritto al Viminale un accordo per accelerare il recupero e il riutilizzo degli immobili sottratti alle mafie. In Piemonte, al 31 dicembre 2025, risultavano censiti 1.466 beni confiscati: 548 erano già stati destinati, mentre 918 si trovavano ancora sotto la gestione dell’Agenzia nazionale.
L’intesa è stata firmata dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e dalla direttrice dell’Anbsc Maria Rosaria Laganà, alla presenza del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, del sottosegretario Wanda Ferro e del vicepresidente regionale con delega al Contrasto alle mafie Maurizio Marrone.
Una governance stabile con Comuni e Agenzia nazionale
L’accordo prevede la costruzione di un coordinamento permanente tra Regione, Anbsc ed enti locali. La collaborazione dovrà ridurre i tempi delle procedure, facilitare lo scambio delle informazioni e individuare con maggiore rapidità la destinazione più adatta per ciascun immobile.
Uno dei principali ostacoli al riutilizzo dei beni confiscati riguarda infatti la complessità degli adempimenti amministrativi e tecnici. Gli edifici possono richiedere lavori di ristrutturazione, verifiche urbanistiche, interventi di messa in sicurezza o risorse economiche che i Comuni, soprattutto quelli di dimensioni ridotte, non riescono sempre a sostenere autonomamente.
La Regione punta quindi ad affiancare le amministrazioni locali durante le diverse fasi, dall’assegnazione alla progettazione degli interventi. Il raccordo con l’Agenzia nazionale permetterà di integrare le competenze territoriali con quelle dell’organismo statale responsabile della gestione del patrimonio confiscato.
Alloggi, servizi pubblici e spazi per finalità sociali
Gli immobili recuperati potranno essere destinati a progetti di inclusione, servizi istituzionali, attività educative, assistenza alle persone fragili e iniziative di rigenerazione urbana. Alcuni beni potranno inoltre ospitare associazioni, presidi sociali o attività capaci di creare opportunità occupazionali.
La restituzione alla collettività assume un valore concreto nei quartieri e nei Comuni interessati. Un edificio sottratto alla criminalità e trasformato in uno spazio pubblico può diventare una sede per servizi alla cittadinanza, un alloggio sociale o un luogo destinato alla formazione e alla partecipazione.
La Regione Piemonte sostiene già i Comuni assegnatari attraverso bandi promossi dall’Assessorato per il contrasto alle mafie. Il nuovo accordo consentirà di rendere più coordinati questi strumenti, collegando i finanziamenti regionali alle informazioni e alle procedure gestite dall’Anbsc.
Oltre 900 immobili ancora in gestione dell’Anbsc
Il dato dei 918 beni non ancora destinati evidenzia la dimensione del lavoro da affrontare. Ogni immobile presenta condizioni giuridiche, strutturali e urbanistiche differenti, che devono essere valutate prima dell’assegnazione definitiva.
Attraverso la condivisione dei dati, Regione e Agenzia potranno stabilire priorità, verificare le esigenze dei territori e accompagnare i Comuni nella predisposizione di proposte sostenibili. L’obiettivo è evitare che il patrimonio rimanga inutilizzato per periodi prolungati, esposto al deterioramento e privo di una funzione pubblica.
L’intesa comprende anche iniziative di comunicazione e sensibilizzazione rivolte agli enti locali e alla popolazione. La valorizzazione dei beni sarà affiancata da attività dedicate alla cultura della legalità, per mostrare come il patrimonio sottratto alle organizzazioni criminali possa essere restituito alle comunità.
Cirio e Marrone: rendere visibile la presenza dello Stato
Cirio e Marrone hanno spiegato che l’accordo dovrà tradursi in procedure operative capaci di accompagnare fino alla conclusione i percorsi di recupero. «Restituire alla comunità un bene confiscato significa far vedere che lo Stato c’è e che lo Stato vince», hanno dichiarato.
La Regione ha collegato questa iniziativa al protocollo sottoscritto con la Prefettura di Torino e la Procura generale del Piemonte per sostenere i testimoni di giustizia. I due strumenti rientrano nelle politiche regionali dedicate al contrasto delle organizzazioni mafiose e alla tutela di chi collabora con le istituzioni.
La firma è stata richiamata anche in prossimità dell’anniversario della strage di via D’Amelio, nel ricordo di Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e delle altre vittime della lotta alla mafia. Il riutilizzo pubblico dei beni confiscati viene così indicato come uno degli strumenti attraverso cui trasformare l’azione repressiva dello Stato in servizi, opportunità e spazi restituiti ai cittadini.
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Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.